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martedì 15 agosto 2023

Jovanotti beve il caffè corretto al burro e gli utenti si scatenano: cos’è il bulletproof


Jovanotti mostra su TikTok la propria colazione: una tazzina di caffè corretta con due pezzetti di burro. Molti sono indignati ma in realtà è un'antica bevanda tibetana.


Lorenzo Cherubini beve sui social un caffè col burro e scatena un mare di indignazione. L'estate non è proprio la stagione di Jovanotti: lo scorso anno inseguito dai manifestanti per i Jova Beach Party, quest'anno è invece stato coinvolto in un incidente in bici a Santo Domingo. L'artista è rientrato in Italia per la riabilitazione e ha fatto subito parlare di sé ma non per le doti canore. Su TikTok ha mostrato un singolare modo di bere caffè: è corretto con due panetti di burro. Questa strana video ricetta di Lorenzo Cherubini ha diviso i suoi follower: molti obiettano al cantautore l'assurdità di questo gesto ma, in fin dei conti, Jovanotti spegne tutto sul nascere dicendo che gli piace e che tutti i gusti son gusti. Aggiunge però che "fa bene, dà energia a prima mattina" e forse ci sarebbe qualcosa da ridire su questo.


Cominciamo subito col dire che questo tipo di "correzione" ha un nome ben preciso: si chiama caffè bulletproof. È tibetano di origine: lì preparano il tè con burro di yak (la tipica mucca della zona). La versione col caffè è diventata famosa grazie a Dave Asprey, presidente dell’Istituto di sanità della Silicon Valley, che proprio durante un viaggio in Tibet scopre questa novità. Lo studioso usa il caffè al posto del tè, il burro di vacca al posto di quello di yak e una piccola percentuale di olio MCT. Asprey presenta il caffè bulletproof come una sorta di bevanda magica in grado di smorzare il senso di fame, donare maggiore energia e bruciare le calorie. Purtroppo tutto questo non risulta e il New York Times ha sovente fatto presente che "pur trattandosi di una bevanda piacevole al palato ancora non sappiamo gli effetti sulla gestione del peso e sul metabolismo" quindi sarebbe scorretto dire che "fa bene".


Il caffè col burro è molto bevuto all'estero anche perché è quasi sempre associato alla dieta chetogenica, tristemente di moda. È importante sottolineare che bisogna stare molto attenti perché una drastica riduzione dei carboidrati non può durare a lungo. Dobbiamo sempre bilanciare il tutto con alimenti salutari. Il bulletproof potrebbe stimolare la chetosi e, come sottolinea Iader Fabbri al Corriere, "Ha un alto potere saziante e non contiene zuccheri, quindi può essere utile per tenere sotto controllo la glicemia. Ovviamente, non si dimagrisce perché si beve un caffè col burro, ma questo può far parte di una dieta corretta ed equilibrata". Non bisogna mai sostituire il bulletproof con un pasto perché si avrebbe l'effetto opposto ma ancora non sappiamo con certezza se questa preparazione faccia davvero bene oppure no.


C'è da dire, infine, che il bulletproof coffee originale non si prepara così quindi di per sé potrebbe non avere dei benefici. Il vero caffè bulletproof è molto costoso: può essere fatto solo con caffè monorigine, quindi non si possono usare miscele, può essere utilizzato solo un burro ottenuto da mucche alimentate esclusivamente con l'erba, quindi senza mangimi e cereali, e va usato l'olio MCT, un prodotto molto caro (circa 55 euro al litro) e difficile da reperire nei normali supermercati. L'olio MCT è un grasso che ha trigliceridi a catenamedia: è un integratore con dei grassi leggeri e facili da assorbire, non un "olio" vero e proprio. Se vuoi assaggiare il caffè corretto al burro ti consigliamo di acquistare la bevanda già pronta sul web e di non tentare di replicarla in casa. (Fonte: Cookist)

domenica 6 agosto 2023

L’influencer Amber Luke cieca dopo il tatuaggio agli occhi: “Non ho rimpianti, così sono me stessa”


L’influencer Amber Luke, la donna più tatuata d’Australia, sta completando il suo progetto di “trasformazione”: dopo aver raggiunto il 98 % del corpo tatuato, ora lavora per raggiungere il 100 %. “Sono stata cieca per tre settimane dopo aver colorato i bulbi oculari di blu, ma non ho rimpianti”.


Amber Luke è la "donna più tatuata d'Australia" ma la sua dipendenza dall'inchiostro l'ha resa cieca per circa tre settimane. L'influencer che ha oggi il 98% del corpo tatuato, aveva deciso di colorarsi i bulbi oculari di blu ma l'operazione non le ha permesso di vedere per alcune settimane. Nonostante il drammatico ostacolo, al Mirror ha chiarito di non essersene pentita: "Non ho rimpianti, voglio continuare il mio viaggio per diventare la vera me".


Amber Luke non è pentita di aver investito poco meno di 150.000 dollari in tatuaggi, ha resistito a dolori e problemi di salute per potersi sentire "se stessa". Recentemente è stata cieca per tre settimane: aveva deciso di tingere i suoi bulbi oculari di blu accettandone le conseguenze. Le sue parole al Mirror:


La gente mi chiede sempre se rimpiango il mio aspetto, ma in realtà no. Credo che la cosa più importante da ricordare è che tutto ciò che ho fatto, anche se sono diventata cieca per tre settimane e ho attraversato tanti problemi e dolori, mi ha permesso di crescere.

L'influencer che ha ottenuto il titolo di "donna più tatuata d'Italia" ha spiegato che i trascorsi le hanno permesso di "diventare forte": "I rimpianti potrebbero arrivare solo per l'enorme pressione della società che dice che non è giusto ciò che faccio per me, ma non è così. Il mio obiettivo è essere me stessa, non ho un'estetica precisa che voglio rispettare".


A 28 anni poche parti del suo corpo sono ancora pulite dall'inchiostro: di recente ha colorato di nero la schiena, ora desidera lavorare sulla gamba. "Voglio continuare a trasformarmi man mano che vado avanti e in questo momento sto lavorando sulla mia gamba destra. Ho un rivestimento nero sulla parte inferiore del polpaccio e lo stinco è nero, ma voglio rifarlo ancora una volta e renderlo uniforme. Poi aggiungerò l'inchiostro bianco, che ho già fatto sull'avambraccio sinistro, perché voglio che appaia una cicatrice senza doverla fare" ha rivelato. (Fonte: fanpage)

Brutti e costosi ma buonissimi: cosa sono i percebes


A una prima occhiata non vi ispireranno certo pensieri famelici, così come non sareste forse invogliati ad assaggiarli. I percebes però sono crostacei tanto apprezzati quanto difficili da reperire, perché vivono attaccati a rocce e scogli che infrangono le potenti onde dell'oceano Atlantico. Al punto che raccoglierli può rivelarsi un'attività decisamente rischiosa...


Sembrano usciti da un film di Jurassic Park. Alla vista non sono sicuramente invitanti, anzi se non si sapesse cosa siano probabilmente per il loro brutto aspetto non attirerebbero nemmeno le attenzioni e la curiosità della gente. Mai fermarsi però alle apparenze, una regola non scritta che vale anche parlando dei percebes, crostacei dal prezzo “record” che vivono attaccati agli scogli delle coste atlantiche di Spagna, Portogallo e Marocco, lì dove le onde più alte del mondo si infrangono con grande vigore contro le rocce. nome ai più probabilmente non dirà granché ed effettivamente i percebes sono generalmente meno noti rispetto a molte altre varietà di crostacei. E il loro aspetto, come detto, potrebbe non invitare ad approfondire il discorso su questa specie così particolare. Poco diffusi in Italia, sulle nostre tavole è molto difficile trovare i percebes che invece vengono consumati prevalentemente nelle zone in cui vengono “pescati”. Il motivo? Perché devono essere venduti ancora vivi.


Si tratta di una prelibatezza soprattutto della Galizia, ma anche nella fascia costiera settentrionale della Spagna (specialmente nei Paesi Baschi), così come nei già citati Portogallo e Marocco, si fa a gara tra intrepidi percebeiros a chi ne recupera di più. Questi crostacei vivono attaccati agli scogli e alle rocce che spezzano le potenti onde atlantiche: habitat ideale per sopravvivere considerando che, in mezzo al mare, sarebbero un comodo pasto per i pesci mentre, se stessero più in superficie verrebbero depredati dagli uccelli. Tra gli scogli, invece, riescono "tranquillamente" a nutrirsi del plancton filtrato dalle acque del mare. Proprio per questa loro posizione impervia il recupero dei percebes risulta piuttosto complicato e pericoloso, perché l’attività di raccolta porta il percebeiros a esporsi alle potenti onde oceaniche in bilico tra gli scogli, dove con un coltello deve staccare il crostaceo che è saldamente attaccato alla roccia. Il tutto facendo attenzione a non perdere l'equilibrio a causa della forza dei cavalloni. Un mix di abilità e coraggio è il requisito indispensabile per svolgere questa azione e soprattutto da questo dipende il costo finale del prodotto, che può lievitare fino ai 100 euro al chilo.


Il prezzo da pagare dai perceberos però può essere anche molto più alto, in quanto in passato non sono mancate delle morti proprio durante la raccolta del crostaceo.



Fondamentale, tra l’altro, pescarli vivi per mantenere intatto il loro caratteristico sapore. E vivi devono essere anche al momento dell’acquisto. Pure il processo di cottura deve essere meno invasivo e “brusco” possibile: basta meno di un minuto in acqua bollente (non salata, visto lo spiccato sapore marino del crostaceo) per poterne permettere l’apertura; dopodiché mangiarli sarà un gioco da ragazzi.


Una volta completata la cottura i percebes possono essere gustati semplicemente spezzandoli e succhiando il loro morbido interno fino a che non rimarrà solo la parte più solida. Il sapore? Caratteristico, sapido e peculiare, a molti ricorda quello del gamberetto. Assaporarli con qualche goccia di limone, come si fa con la frittura di pesce, probabilmente ve li farà apprezzare ulteriormente, qualora riusciate a trovarli in qualche pescheria o al ristorante. (Fonte: Cookist)

mercoledì 2 agosto 2023

Le più belle case da sogno


Le più spettacolari case da sogno mai realizzate presentate attraverso le foto di interni ed esterni, progetti sorprendenti di architetti internazionali.






















Le incredibili proprietà benefiche del corbezzolo

  


Il corbezzolo, detto anche albatro, è un arbusto sempreverde che vive nella macchia mediterranea e produce frutti tondeggianti e bitorzoluti con polpa gialla e granulosa molto gradevoli al palato.

I frutti freschi del corbezzolo sono buonissimi da mangiare, contengono 76 calorie circa ogni 100 g di frutti e si raccolgono tra ottobre e dicembre; ottimo anche il miele di corbezzolo e le confetture.

I corbezzoli sono ricchi di vitamine, pectine, steroli, flavonoidi e vantano proprietà antisettiche ed antinfiammatorie  infatti, il corbezzolo è utilizzato per trattare cistiti e prostatiti.


Del corbezzolo non si butta niente partendo dalla corteccia, ricca di tannini. Le foglie sono quelle più importanti: ricche di arbutina, un glucoside che svolge azione antimicrobica, astringente ed utile come diuretico. 

Inoltre, le foglie aiutano il lavoro epatico e biliare.


Altre proprietà come quelle antisettiche, antispasmodiche e balsamiche le troviamo nel miele di corbezzolo: difficile da trovare perché nel periodo di infiorescenza della pianta le api sono in pausa e una delle regioni che ne produce di buoni e rari è sicuramente la Sardegna. 

Tutto del corbezzolo, compreso i frutti e le radici, può essere considerato utile per definirlo una pianta officinale.

Un uso eccessivo è sconsigliato dato che può avere effetti negativi sull’organismo: disturbi di stomaco e facili indigestioni. Inoltre, questi, sempre se assunti in grandi quantità possono generare giramenti di testa e leggere allucinazioni come se si stesse sotto l’effetto di una ubriacatura. Tutto ciò è possibile data la presenza degli alcaloidi. Perciò, già in epoca romanica, veniva considerata una pianta magica: recava leggeri effetti allucinogeni.

Le foglie sono ottime per il decotto: l’uso porta benefici sia dentro che fuori l’organismo. Il decotto di foglie essiccate fa bene in caso di problemi al fegato e alla cistifellea, vie urinarie e reni: inoltre, se messo sul corpo, è ottimo per rendere tonica la pelle.

L’infuso si prepara con 10 g di foglie fresche in infusione in un litro di acqua calda e si può consumare nell’arco dell’intera giornata.

La confettura di corbezzoli, invece, è di facile esecuzione. Il suo gusto è molto particolare: leggermente granuloso al palato, opportunamente dolce e una spiccata acidità.

Un altro interessante modo per sfruttare questo splendido frutto è farne del liquore. Vi basta prendere 500 gr di bacche di corbezzolo e metterle in infusione nell'alcol per 30 giorni. Trascorso il tempo filtrate l'alcol con un colino, anche più volte, e unitelo a uno sciroppo di 500 gr zucchero e 500 ml di acqua (fate sciogliere lo zucchero nell'acqua portando tutto a bollore e lasciate raffreddare bene).

Il corbezzolo è sconsigliato in gravidanza e durante l’allattanento.

martedì 1 agosto 2023

I benefici della liquirizia, l’oro nero della Calabria


L'origine della liquirizia affonda nella notte dei tempi e molte grandi civiltà l'hanno usata a scopo curativo. L'uso in caramelle dure o gommose ha meno di due secoli e l'Italia, grazie alla Calabria, vanta uno delle produzioni più antiche e prestigiose. Conosciuta in tutto il mondo, la liquirizia calabrese si fregia del marchio Dop dal 2011.


bastoncini, a girella, gommosa, sotto forma di mentina. La liquirizia può avere tante forme e anche diversi colori, ma la nuance classica è nera e traslucida. Prima del suo uso ludico però ci sono stati millenni in cui la Glycyrrhiza glabra (questo il suo nome botanico) è stata considerata una pianta erbacea esclusivamente curativa. Le sue origini affondano in Nord Africa, passando dal Medio Oriente per arrivare in Cina, dove già nel 2500 a.C. era ritenuta una pianta magica. I suoi benefici erano legati soprattutto agli effetti lenitivi e antinfiammatori: in Grecia infatti è stata usata a lungo come antesignana dello sciroppo per la tosse. Ed è proprio grazie a quest'uso che avviene il passaggio dalla pianta alla caramella, con la nascita delle famose pastiglie alla liquirizia che vedono la luce però non prima del XIX secolo. Va inoltre detto che la lavorazione industriale ha fatto sì che molti dei dolciumi che siamo abituati a classificare come liquirizia siano in realtà paste aromatizzate all'anice, la cui essenza ricorda appunto il sapore della liquirizia: una consuetudine nata dalla non facile reperibilità della materia prima, soprattutto di buona gamma. Qui entra in gioco l'Italia con la Calabria in testa, la regione dove si produce una delle migliori, se non la migliore, liquirizie al mondo.


Sulla costa ionica calabrese c'è un mix di condizioni climatiche e biologiche del terreno, in cui la Glycyrrhiza glabra cresce spontaneamente: ed è questo il motivo per cui questa radice dal sapore dolceamaro ha attecchito su questo territorio. A portarla nel Sud d'Italia pare siano stati i monaci benedettini intorno all'anno 1000, soprattutto per ragioni curative: per l'uso alimentare, infatti, bisognerà attendere ancora diversi secoli. È con il Duca di Corigliano, infatti, che la produzione di liquirizia diventa un fonte reale di progresso economico. La data è quella del 1715, con la prima fabbrica dedicata a questa lavorazione, conosciuta come "concio calabrese". Da quel momento in poi tutte le famiglie dell'alta borghesia si dedicarono a questa attività, in particolare nelle province di Cosenza, Crotone, Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria.


commercio fu a tal punto remunerativo che a inizio ’900 comparve la denominazione "liquirizia di Calabria" per differenziarla da quella prodotta in altri paesi. La crisi economica portata dalla II Guerra Mondiale e dal Dopoguerra frena  l'industria e il commercio della liquirizia: a partire da quegli anni sarà – e lo è ancora oggi – un nome su tutti a rappresentare il prodotto calabrese nel mondo, quello di Amarelli, azienda di Rossano arrivata all'undicesima generazione e che risulta essere una delle realtà imprenditoriali più antiche del mondo ancora in attività. È anche grazie al loro prestigio che la liquirizia, nel 2011, ha ottenuto il marchio europeo Dop, con ben 208 comuni coinvolti nella sua produzione, non solo ionici ma anche tirrenici.


Per ottenere dell'ottima liquirizia, i mastri liquiriziai" lavano e fanno essiccare le radici. Una volta rimossa la parte fibrosa, le radici vengono macinate, pressate e messe a contatto con acqua bollente per estrarne il succo. Questo viene chiarificato e concentrato tramite bollitura per ottenere una pasta nera, densa e profumata. Ottenuta questa pasta, si procede quindi alla lucidatura tramite forti getti di vapore d’acqua e al taglio nelle forme desiderate. Il cuore del prodotto è dunque la radice, la parte aerea della pianta non ha alcuna utilità pur arrivando a un metro e mezzo di altezza, che va raccolta nel corso della stagione autunnale dopo almeno tre anni di coltivazione. Allo stato naturale – i classici bastoncini che somigliano a delle matite – la liquirizia si conserva a lungo, anche anni.


All'interno degli ospedali transalpini questa particolare pianta veniva impiegata in compagnia della gramigna e dell'orzo, con lo scopo di realizzare una specie di tisana che veniva definita con il termine di bonne-à-tout. In effetti sono molteplici le virtù mediche di questa pianta. Innanzitutto il suo principio attivo è la glicirrizina, un principio attivo estratto utile per il controllo della pressione e contro ulcere e gastriti; contiene inoltre flavonoidi, saponine, fitosteroli e vitamine. Alla liquirizia si attribuiscono proprietà digestive e antinfiammatorie , viene spesso utilizzata dunque come rimedio per le gastriti e per il bruciore di stomaco causato da alcol o farmaci.


Altra proprietà importante è quella antivirale: è un rimedio efficace per fermare lo sviluppo dell'herpes e la diffusione di alcuni virus nelle cellule polmonari. È anche utilizzata per combattere le intossicazioni alimentari ed è un valido aiuto contro la stitichezza. I fumatori incalliti o coloro che provano a smettere di fumare spesso ricorrono ai bastoncini di liquirizia: questo dipende dalle sue proprietà disintossicanti e dal fatto che possono ricordare il gusto del tabacco. Non è consigliabile però usarli con assiduità perché, tra gli effetti collaterali, abbiamo l’abbassamento dei livelli di potassio e l’innalzamento della pressione.


Tisane, infusi, liquori, ma anche birre si possono preparare con polvere di liquirizia o con le radici stesse. La caratteristica che accomuna questi liquidi è l’effetto dissetante e in taluni casi detox (ovviamente, in questo specifico caso, parliamo di bevande analcoliche). Per chi soffre di ipotensione un rimedio – ma usato con cautela – potrebbe essere quello del caffè alla liquirizia o un leggero caffè d’orzo profumato di radice.



Le soddisfazioni più grandi però arrivano in cucina dove l’ingrediente di cui stiamo parlando ha spesso un "effetto boost" su altri prodotti: lo sanno bene i cuochi calabresi che da anni utilizzano nei loro menu la liquirizia. A partire da Luca Abruzzino, stella Michelin a Catanzaro che ha in uno dei suoi piatti iconici la polvere della famosa radice: “La cosa più difficile è il dosaggio – racconta lo chef – perché il sapore dolce-amaro della liquirizia è davvero intenso. La uso soprattutto in polvere come esaltatore. Così è nato il mio Riso con cipollotti, calamari e liquirizia, dove quest’ultima spinge il sapore dei primi due ingredienti. Ovviamente nei dolci sta benissimo, soprattutto se combinata con sapori citrici e balsamici”.



Altro fan della liquirizia è Luigi Lepore, chef dell’omonimo ristorante a Lamezia Terme che ha un legame personale con questo prodotto: “Ho lavorato tanto in giro – ricorda il cuoco – in Italia come all’estero e il modo che avevo per “tornare” in Calabria era mangiare della liquirizia, in particolare la “grezza” di Nature Med (azienda produttrice di Castrovillari, in provincia di Cosenza, ndr). Sono così affezionato al prodotto che ho riproposto il packaging in latta per un mio dolce, le sfere di cioccolato bianco con dentro un cuore di acqua e liquirizia in polvere e intinte in una bagna di alloro che le colora di verde. Per il salato ho scelto l’agnello, i cui sentori un po’ selvaggi ben si sposano con la tendenza dolce della liquirizia, aggiungendoci poi peperoncino verde, aglio dolce, ribes e pesca merendella”.


Dai piatti gourmet dei ristoranti a una pizza al taglio il passo non è poi così lungo, se il pizzaiolo si chiama Daniele Campana che a Corigliano porta avanti l’insegna di famiglia nata nel 1990. Anche lui punta sulla polvere di liquirizia: "Ho due pizze con questo ingrediente – spiega il pizzaiolo – una versione estiva e una invernale. Entrambe le ho dedicate a Tonino Napoli (chef del Pantagruel di Cosenza scomparso nel 2016, ndr), il primo a capire la bontà dell’abbinamento tra liquirizia e pesce. La mia pizza estiva è fatta con stracciatella, fior di latte, fiori di zucca freschi, alici e una spolverata di liquirizia; quella invernale vede le melanzane al posto dei fiori di zucca e un filetto cotto a bassa temperatura al posto delle alici. Il tutto finito con una spolverata di ricotta dura e liquirizia”.

domenica 30 luglio 2023

Il legume più benefico al mondo


Con la parola legumi si intendono tutti quei semi commestibili appartenenti alla categoria delle leguminose. Nel concetto comune, la famiglia dei legumi è molto ristretta, ma in realtà non è così. Principalmente utilizziamo e riconosciamo in questa categoria: ceci, fagioli, lenticchie e fave.

Molti ad esempio confondono i piselli come verdura, ed invece sono legumi. Ognuno di questi è molto ricco di proteine vegetali e carboidrati , nonché di fibre e vitamine. Parlando di un’alimentazione completa è bene consumare i legumi almeno 2 volte a settimana, ma spesso questi vengono considerati alimenti di serie B. Fin ora però, non abbiamo ancora nominato il legume più benefico in assoluto. Molti probabilmente sono ignari del fatto che effettivamente sia un legume. Stiamo parlando dei lupini. Come abbiamo anticipato, tutti i legumi hanno qualità benefiche, ma oggi parleremo in particolare dei lupini che possiedono qualità davvero sorprendenti. I lupini così come li conosciamo noi, si presentano come piccoli cerchietti gialli. Nello specifico sono i semidi una pianta di origine Orientale, il Lupinus albus. Questi particolari semi, sono una fonte non indifferente di proteine vegetali, la loro composizione infatti, ne contiene il ben 40%. Come tutti i legumi anche i lupini sono ricchi di fibre, e quindi favoriscono la corretta attività intestinale, e aiutano a sentirsi sazi senza esagerare con cibi complessi. Tra le sue ottime proprietà non mancano vitamine del gruppo Bche permettono all’organismo di trasformare il cibo in energia. Troviamo anche detto, calcio e sali minerali, indispensabili per il corretto funzionamento di ossa e muscoli. Ed infine, i lupini sono ricchi di antiossidanti, essenziali contro i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare. Come abbiamo già anticipato, i lupini sono un’ottima fonte di fibre e quindi favoriscono una corretta attività intestinale, ma non solo. Né migliorano proprio la salute, prevenendo l’irritabilità dell’intestino e favorendo una buona flora intestinale. I lupini inoltre, hanno un basso indice glicemico e quindi sono particolarmente adatti per chi soffre di diabete o ha problemi di glicemia alta. Un’altra caratteristica molto importante di questi legumi è il loro potere antinfiammatorio, dato dai grassi “buoni”: omega 3 e omega 6.

Questi stessi grassi, sono molto utili per preservare la salute del cuore  e controllare il colesterolo cattivo.

I lupini si trovano spesso nelle bancarelle dei mercati o durante le feste paesane. Si vendono in acqua e appaiono croccanti all’interno ma con un “guscio” morbido, che solitamente viene scartato. Questo è il modo più semplice di mangiare questi legumi, ma ci sono moltissime ricette che si possono creare. In inverno ad esempio, si può creare una zuppa di legumi con i lupini e quinoa. In questo modo si creerà un piatto ricco che non mancherà di nutrienti. Altra ricetta creativa e che vi farà fare un figurone, è la vellutata di lupini con gamberi scottati. Basterà frullare i lupini con aglio e brodo. Il composto ottenuto si fa poi cuocere per una mezz’oretta. Nel frattempo si scottano i gamberi con un filo d’olio. Si serve poi la vellutata di lupini ottenuta, cosparsa con erba cipollina e peperoncino e i gamberi scottati in cima con crostini di pane. I lupini sono ottimi anche per sostituire la carne nel sugo alla bolognese. Basterà tritarli grossolanamente e sostituirli al macinato. Altre ricette che si possono preparare sono falafel e hummus,  preparate solitamente con i ceci. Ma anche in questo caso basterà modificare i ceci con i lupini, per ottenere delle ricette diverse dal solito.




Come eliminare le farfalline del cibo dalla dispensa


Le tarme del cibo sono piccoli fastidiosi insetti che affollano spesso le nostre dispense. Le farfalline adorano i cibi secchi come pasta e farina e soprattutto nei periodi caldi le troviamo lì a sguazzare nei nostri pacchi di biscotti. Cosa fare per eliminarle? Ecco una guida semplice per mandarle via dalla nostra cucina e prevenirne il ritorno.


Avete aperto il mobile della vostra dispensa e avete trovato delle piccole farfalline nere? Conosciute anche come tignole o tarme del cibo, questi piccoli insettini si formano nel cibo secco come pasta, farina e biscotti e molto spesso affollano le nostre cucine. Istintivamente buttiamo il cibo contaminato ma, oltre a questo, cosa possiamo fare per risolvere questo fastidioso problema? Ecco una pratica guida per prevenirle e, nel caso, eliminarle facilmente con qualche trucco semplice e un pò di attenzione.


Chiamate anche tignole o tarme della farina, le farfalline nere che spesso troviamo nelle nostre dispense si alimentano di cibi secchi come pasta, farina e biscotti. Nelle confezioni aperte di alcuni prodotti, le farfalline depongono le loro uova che, una volta schiuse, diventano prima delle piccole larve di colore giallo con la testina rossa e poi, una volta adulte, farfalline. Perché proprio nella dispensa? Perché le tignole amano i luoghi poco illuminati e caldi e per questo motivo le nostre cucine sono di fatto il loro habitat naturale.



Se avete trovato le farfalline nella vostra dispensa, dovrete eseguire una pulizia accurata attraverso questi semplici passaggi:


Svuotate completamente i mobili della dispensa.

Controllate le confezioni di cibo presenti in dispensa (quelle aperte ma anche quelle chiuse): se trovate delle piccole ragnatele all'interno, le farfalline o dei minuscoli vermetti di colore giallo, il cibo è purtroppo contaminato e andrà buttato.


Controllate anche i barattoli, se il cibo all'interno è contaminato buttate il contenuto e puliteli con acqua e sapone.

Controllate tutto il perimetro della dispensa perché potrete trovare anche delle piccole ragnatele e uova soprattutto negli angoli.

Passate l'aspirapolvere all'interno del mobile che volete sanificare.

Concludete la pulizia passando un panno umido bagnato con acqua calda e aceto di vino o di mele in tutta la dispensa.

Lasciate asciugare prima di riempire nuovamente la dispensa con i prodotti non contaminati, chiusi nei barattoli.


Dopo aver effettuato la pulizia nel modo giusto potete utilizzare qualche trucco per prevenire una nuova eventuale formazione delle tarme:


Sistemate su ogni ripiano una fogliolina di alloro o un rametto di origano, il loro odore è fastidioso per le tarme. Fate attenzione a sostituirle una volta seccate.

Uno spicchio di arancia o limone con qualche chiodo di garofano possono allontanare le farfalline soprattutto dalla pasta.

Un fiocco di ovatta imbevuto con olio essenziale alla lavanda, alla menta o alla citronella allontanerà facilmente le farfalline e profumerà i vostri mobili.